sabato 23 aprile 2011

Il pianto degli agnelli

La Pasqua si avvicina. Gli scaffali dei supermercati sono un trionfo di uova di cioccolata di ogni dimensione, di colombe con tutte le possibili varianti — con uvetta, senza uvetta, ricoperte di cioccolata, con lo zabaione — per accontentare i gusti più stravaganti. Da qualche anno poi, alle più tradizionali colombe, si sono affiancati dolci a forma di campane e di agnelli, anche questi in svariate versioni. Per chi vive in campagna, e ha lo sguardo abituato ad osservare ciò che succede nella realtà circostante, la Pasqua è quel momento in cui le gemme sui rami iniziano a ingrossarsi e i peschi e gli albicocchi, spesso temerariamente, schiudono i loro fiori. Le prime lucertole si svegliano e il loro fruscio si sente in prossimità dei muretti mentre le uova dei rospi, avvolte a migliaia da una lunga collana gelatinosa, ondeggiano tra le piante dei laghetti. Nel sottobosco spuntano le primule, le violette, i crochi, le pervinche e il mesto pigolio invernale degli uccelli si trasforma nella grande sinfonia che prelude al corteggiamento.

Il periodo che precede la Pasqua è il periodo in cui la vita si muove nuovamente verso la sua pienezza e, con questa sua forza oggi così poco compresa, spinge anche noi a rinnovarci, ad abbracciare con una nuova visione lo scorrere incerto della vita. Anche molti animali partecipano a questo rinnovamento. La maggior parte dei capretti e degli agnelli nascono con la luna piena di febbraio e, dopo i primi giorni di timidezza trascorsi zampettando dietro l'ombra rassicurante della madre, si lanciano in corse scatenate con i coetanei del gregge. Chi non ha mai visto gli agnellini giocare, non avrà mai un'immagine chiara della gioia che può pervadere la vita. Si inseguono in gruppi, sterzano, cambiano direzione, saltellano sulle zampe anteriori e posteriori, se c'è un punto più alto nel pascolo, una roccia, un tronco abbattuto, un fontanile, fanno a gara a saltarvi sopra e questo per loro è il massimo divertimento, e poi di nuovo riprendono a rincorrersi, ogni tanto si affrontano e si caricano a testate, simulando l'età adulta. Poi le madri li richiamano, e allora è tutto un correre, un raggiungere con misteriosa abilità, tra la folla del gregge, la propria genitrice, uno spingere con testa, un vibrare di codine soddisfatte. Sul pascolo scende allora il tenero silenzio della poppata. Ma poi un giorno, poco prima della Pasqua, mentre gli agnellini pan di spagna sorridono invitanti sui banchi dei supermercati, nelle campagne arrivano i furgoni e caricano i piccoli delle pecore e delle capre. La gioia se ne va dai pascoli e subentrano gli strazianti belati delle madri che per tre giorni corrono incredule da un lato all'altro chiamando a gran voce le loro creature con le mammelle gonfie di latte. Poi, dopo tanta agitazione, sulle campagne scende il silenzio e i pascoli tornano ad essere delle distese brulle in cui i corvi zampettano tra le madri svuotate dal dolore. Intanto gli agnellini, avvolti nel cellophan, sono arrivati nei banconi dei supermercati: interi, a pezzi, o solo la testa, che pare sia una prelibatezza. Non posso non sussultare quando vedo, schiacciati dalla pellicola, quegli occhi opachi e quei dentini che già strappavano la prima erba.

L'altro giorno mi ha chiamato un'amica che lavora vicino al mattatoio. «Mi sono messa i tappi, ma non serve a niente. Vengono scaricati ogni giorno, a centinaia, e urlano con voci da bambini, disperate, rauche, in preda al terrore, ma, a parte me, nessuno sembra farci caso. In fondo ogni anno è così. È la vita, è la tradizione, è Pasqua e questo è il rumore della Pasqua». Già, perché la Pasqua è soprattutto un pranzo tradizionale, una mangiata di quelle che si fanno di rado, con l'abbacchio trionfante in mezzo alla tavola, un abbacchio ridotto a prelibatezza culinaria, a segno di una cultura gastronomica mai tradita, spogliato da ogni valenza che superi il tratto gastrointestinale. Ma in quei belati, in quelle urla, in quella vita che è pura innocenza, non è forse celata la domanda più profonda sul senso dell'esistere? Perché la morte irrompe e devasta, senza guardare in faccia nessuno. Nella nostra società così asettica e così impregnata di onnipotenza, lo dimentichiamo un po' troppo spesso, ma dimenticare l'ingombrante presenza della morte vuol dire abdicare, fin da principio, al senso della vita. Quando la morte scende su uno dei miei animali, gli altri fanno dei lunghi giri per non avvicinarsi al corpo, per non guardarlo e, per qualche giorno, il loro comportamento cambia, diventa stranamente assente, come se qualcosa, al loro interno, all'improvviso avesse cominciato a vibrare in modo diverso. La contemplazione della morte non può non provocare un profondo senso di timore, timore per quell'occhio brillante che improvvisamente diventa opaco, per quel vivo tepore che si trasforma in fredda rigidità. È per questa ragione che tutte le culture dell'uomo hanno sviluppato dei rituali di macellazione per rendere questo passaggio meno temibile — temibile per l'animale, ma temibile soprattutto per noi, temibile per la potenza evocativa racchiusa nel sangue che scorre.

Ma in una società come la nostra, totalmente profana, in cui nulla è più sacro e gli unici timori concessi sono legati alla materia, la catena di morte del macello non è che una realtà tra le altre. Le urla degli agnelli sono un rumore di fondo, uno dei mille rumori che frastornano i nostri giorni. E forse non sapere ascoltare questo lamento è il non saper ascoltare tutti i lamenti — i lamenti delle vittime delle guerre, dei malati, dei bambini torturati, uccisi, delle persone seviziate, abbandonate, dei perseguitati, di tutte quelle voci che invano gridano verso il cielo. È anche il non saper ascoltare il nostro lamento, di persone sazie, annoiate, risentite, incapaci di vedere altro orizzonte oltre quello del nostro minuscolo ego, incapaci di interrogarci, di affrontare le grandi domande e di accettare il timore che, da esse, inevitabilmente deriva. Sdraiati sul comodo divano della teodicea, continuiamo a ripetere che Dio non può esistere perché permette il male degli innocenti e questo assunto ci placa, ci quieta, ci mette dalla parte della ragione, proteggendoci dall'insonnia delle notti e dall'angoscia straziante del dolore del mondo. Quanti orrori — e quanti errori — derivano da quest'immagine di Dio onnipotente, da quest'idea di un Dio con la barba, seduto su una nuvola, parente stretto di Zeus, con i fulmini in mano, pronto a scagliarli sugli empi della terra. L'onnipotenza di questa società ipertecnologica, non deriva forse proprio da questo? Dio non è onnipotente, come ci aveva promesso, e dunque diventa nostro compito assumerci l'onnipotenza, raddrizzare le cose storte in cose dritte, creare il paradiso in terra, un paradiso in cui la giustizia finalmente trionfa, grazie alle nostre leggi. Il paradiso in terra però, come già abbondantemente ci hanno mostrato le tragedie del Novecento, ben presto si trasforma nel suo opposto perché, quando l'uomo crede di agire unicamente secondo i principi assoluti della ragione, sta già srotolando un reticolato e prepara potenti luci al neon per illuminare ogni angolo della prigione.

Forse il pianto delle migliaia di agnelli immolati per routine consumistica in questi giorni non è che il pianto di tutti i milioni di vite innocenti che ogni giorno in modi diversi, da che mondo è mondo, vengono stritolate dal male. E quel pianto che si alza verso il cielo senza ottenere risposta, ci suggerisce forse che il passaggio, la vera liberazione — la vera Pasqua — è proprio questa. Sapere che Dio non è onnipotente, ma, come Agnello, condivide la stessa nostra disperata fragilità. E solo su quest'idea — sull'idea che condividiamo la fragilità, che le tue lacrime sono le mie e le Sue sono le nostre — si può immaginare un mondo che non scricchioli più sotto il delirio dell'onnipotenza ma che si incammini nella costruzione di una vera umanità.
 
di Susanna Tamaro
 
Vengono scaricati ogni giorno, a centinaia, e urlano con voci da bambini, disperate, rauche, in preda al terrore, ma, a parte me, nessuno sembra farci caso. In fondo ogni anno è così. È la vita, è la tradizione, è Pasqua e questo è il rumore della Pasqua

25 commenti:

Rosanna ha detto...

GRAZIE per questo post cara Arghi.
Già da molt tempo penso che sarebbe ora che finisse questa MATTANZA di esserei innocenti e PICCOLI.
Ma vedi, io sono cosi,tu sei come me, io lo dico sempre a chi posso, ma già in casa mia, marito e madre mi ripetono " ma non è Pasqua senza agnello" :-( le amiche mi dicono che sono troppo sensibile...e per la nostra gola
( non fame, diverso) permettiamo questa atrocità e poi ci scandalizziamo della "Corrida" in Spagna o di alcuni canili tenuti male, o delle pellicce...
Che mondo strano eh? Ovvero, che "umani" strani che siamo....

TI lascio un abbraccio, e ti lascio mille AUGURI per una sersna e felice PASQUA.
Bacione,
Ros

p.s. notizie del giveaway?

Iris ha detto...

Cara Argante, anche io la penso come te, infatti nel mio blog ho pubblicato solo la foto di un agnellino che fa gli auguri di Pasqua. Noi non mangiamo e non mangeremo mai agnelli o capretti, ma nemmeno conigli, anche loro simbolo Pasquale. Mio marito una ventina di anni fà, capitò per lavoro in un mattatoio dove macellano solo queste povere bestiole, e mi raccontò che è atroce vedere come vengono macellati, e sentire i loro belati strazianti.

Ti auguro una serena Pasqua
Iris

♥Giusy♥ ha detto...

....di quante cose la società odierna potrebbe fare a meno....invece segue in massa tradizioni ormai prive di significato...
speriamo in un futuro meno malvagio....ma dubito!
un bacio!

Elena - Gatti e Crocette ha detto...

Ogni anno si ripete questa barbarie, che schifo, che orrore...è ora di finirla con questa vergogna....questa inciviltà.....spero solo che un giorno finisca...
Elena

La Comtesse ha detto...

A me viene sempre in mente "Il silenzio degli innocenti"...in questo frangente!
Quindi mangiamo verdure di stagione...e qualche ovetto!
Un bacione grosso, Arghi!
Buona Pasqua.
Lori

Silvia ha detto...

Quanto è vero ciò che hai postato.io che sono cresciuta in una fattoria, qaundo ho capito, ho compreso che l'uomo è orribile.Il pianto di quegli agnelli che vivono solo qualche mese mi riempie i silenzi, e piango impotente.Ed è sempre così, una orribile "giustra" che non si ferma mai.
E non ho neppure fiducia nell'essere umano, perchè troppe persone non hanno consapevolezza del dolore delle creature viventi, di tutte.I sentimenti sono di tutti, soprattutto di chi non ha riconosciuto il diritto di averli.
Silvia

Elisabetta ha detto...

Gesù risorto alvami da questo lungo post....per fortuna nn mangio carne quindi posso fare a meno di leggerlo, o no?!?!?!?
Ps Allora aspetto che ricambi...

Anonimo ha detto...

l'agnello,il capretto e il coniglio no! pero' le bistecche vi piacciono!! che ipocrisia!!!

MeryBimbaDark ha detto...

Ciao bella scusa se è un po che non passo , ma come potrai leggere sul mio blog sono stata un bel po impegnata in questo momento ,cosi velocemente passo a farti un salutino e Augurarti una felice pasqua un bacione a presto !!! Ps. non sai quanto hai ragione cara , anche a me è capitato ti sentire le loro lamenta e sembra proprio la voce di un bambino che chiama la mamma che tristezza , io non sarei mai capace di crescere una creatura cosi dolce e poi venderla sapendo la fine che fa , non lo farei mai e poi mai , preferirei farlo morire di vecchiaia , un bacio !!!

Villa-loredana ha detto...

Ciao cara, un post istrutivo, Buona Pasqua. Loredana

cuore antico ha detto...

Ribadisco cio che o detto nel blog di Silvia, ti chiedo scusa se non sono riuscita a leggere fino in fondo questo post...ma sono estremamente sensibile e di conseguenza mi si contorce lo stomaco.
E' impensabile davvero che l'essere umano sia arrivato a tanto....non aggiungo altro...
Serena Pasqua Argante di cuore.
Debora

Heidi ha detto...

Ciao Argante.
Avevo già risposto nel blog di Silvia, e ribadisco, come hanno fatto le donne che hanno scritto prima di me, la sensibilità non è di tutti, ma l'egoismo sì.
Cosa ci importa di chi soffre, niente, non ci importa degli umani, figurati di un povero animalino, piccolo e indifeso.
Io non ho mai mangiato e nemmeno mangerò mai un agnellino o un capretto, ma oggi sentendo il telegiornale ero veramente schifata, rispondevano, sì, poverini, ma sono così buoni...
Mi viene da piangere.
Un bacio,
Heidi

Francesca ha detto...

Ciao, mentre stavo scrivendo un commento nel blog di Nadia, ho scoperto il tuo, attratta dalla foto di quel batuffolo di neve. Sarà che ultimamente ho la lacrimuccia facile, ma sta di fatto che leggendo il tuo post, hanno incominciato a scendere copiose sulla tastiera. Ma come si fa a rimanere così insensibili davanti a questo orrore!! Povere piccole innocenti creature!............
Ti auguro una serena Pasqua di pace
Francy

Argante ha detto...

Gentile Anonima,
guarda che puoi anche firmarti, qui... non ti mangia nessuno!
:-)

Argante

Grazia ha detto...

no comment, ogni parola è superflua. E a me fa stringere il cuore sia un agnellino, che una gallina, che un vitello...e anche un pesce preso all'amo se è per quello...
tvtb stellina
cail

DaniVerdeSalvia ha detto...

Sono più che d'accordo e trovo splendido questo tuo post, ma c'è del vero nell'anonimo commento. Io non mangio agnello, ma mangio pollo, maiale, manzo, affettati: questo non fa di me un essere migliore.
Noi tutti in casa amiamo pochissimo ogni tipo di carne ma senza ancora poterci dire vegetariani, che una/due volte la settimana ci tocca.
Chissà, forse nel vegetarianesimo sarebbe anche il segreto per una molto minore aggressività.

Tiziana ha detto...

Anch'io ci ho pensato molte volte, mangio poca carne ma ne mangio comunque, uso pochissimi oggetti in pelle ma qualcuno ne uso. Lo so. E' una cosa tristissima. E la carne di capra, pecora e purtroppo anche agnello, devo dirlo, mi piace molto. Una, due volte all'anno, non necessariamente a Pasqua.
Cerco di vivere con il maggior equilibrio possibile e soprattutto di non fare SPRECHI. Perchè il nostro è il mondo dello spreco, e questa è la cosa peggiore di tutte.
Hai fatto bene a riportare questo passo della Tamaro, anche perchè non si limita a parlare -giustamente- degli agnelli, ma ricorda che c'è anche un pianto di tanti, tanti innocenti.

Argante ha detto...

Purtroppo se la giustificazione della violenza è il 'mi piace' allora dovremmo fare a meno di giudicare anche i crimini peggiori.... Si tende sempre apensare che i crimini sulle persone siano più importanti di quelli sugli animali, ma non è così... uccidere un cucciolo per nutrirsene è abominevole...

Sandy (miss Potter) ha detto...

Brava Arghi, basta con questo sangue, mamma mia, ma perchè ad ogni festa bisogna uccidere per mangiare?

MESSAGGIO PER CHI HA MANGIATO L'AGNELLO...SPERO SIA STATO ORRIBILMENTE STOPPACCIOSO...TIE'!!!

Sandy

Tiziana ha detto...

Ok Arghi, ok Sandy, ok tutte, però vi prego: fate un blog (un blog intero) dedicato al vegetarianesimo. E praticatelo. Fino all'ultima briciola.

Tiziana ha detto...

Non ho mai avuto problemi con le mie amiche vegetariane.

Nihal76/Vale ha detto...

si io sono carnivora... purtroppo è difficile diventare vegetariana.... ma mangio solo il manzo... e un pò di maiale....
ma tutte le altre non le tocco proprio... mi vedo sempre la loro immagine come quella dei conigli.... quando arriva pasqua stò male.... mio fratello... tanto è morto!!!! si ma l'immagine resta... e si riesce anche ad immaginare il terribile pianto....
io lo dico sempre ci meritiamo di finire come nel film il pianeta delle scimmie!!!! :( :( :( :(
e perchè siamo solo una goccia nel mare del consumismo che come gli agnelli e i capretti urliamo per farci sentire e fermare tutto.....

Argante ha detto...

e perchè dovrei fare un blog sul vegetarianesimo? E chi ti diche non lo pratichiamo? Io magari lo pratico solo da due mesi, ma c'è gente come Sandy che lo pratica da quasi 10 anni.....
Non vedo la necessità di un blog...

Tiziana ha detto...

Ognuno conduce una battaglia dove sente più vicino il proprio cuore. Va benissimo. La mia battaglia, se così si può chiamare, è su altri fronti -che non indicherò qui.
Grazie per avermi dato questo spazio!
Ciao T

Anonimo ha detto...

Grazie Arghi per questo post, purtroppo in troppi seguono la tradizione dell'agnello e a me stringe il cuore pensare alla fine orrenda che fanno questi batuffoli bianchi.

Ma quello che proprio non mi va giù (oltre alla mattanza inutile di tanta innocenza) è lo spreco, in generale, non solo alle feste.

Baci
Annalia