venerdì 29 aprile 2011

Royal Wedding: il Duca e la Duchessa di Cambridge

Ok, forse non sarò originale con questo post... ma... chi non vorrebbe essere principessa per un giorno? E non una principessa qualunque, ma una principessa inglese, e per chi è malato come me di 'British Style' come si fa a non ricordare per sempre un giorno così?  Con questo post mordi e fuggi vi auguro uno splendido fine settimana, io finalmente mi sono presa una settimana di meritatissimo riposo! A presto!!!


Prince William Arthur Philip Louis and Miss Catherine Elisabeth Middleton
29th april 2011


sabato 23 aprile 2011

Il pianto degli agnelli

La Pasqua si avvicina. Gli scaffali dei supermercati sono un trionfo di uova di cioccolata di ogni dimensione, di colombe con tutte le possibili varianti — con uvetta, senza uvetta, ricoperte di cioccolata, con lo zabaione — per accontentare i gusti più stravaganti. Da qualche anno poi, alle più tradizionali colombe, si sono affiancati dolci a forma di campane e di agnelli, anche questi in svariate versioni. Per chi vive in campagna, e ha lo sguardo abituato ad osservare ciò che succede nella realtà circostante, la Pasqua è quel momento in cui le gemme sui rami iniziano a ingrossarsi e i peschi e gli albicocchi, spesso temerariamente, schiudono i loro fiori. Le prime lucertole si svegliano e il loro fruscio si sente in prossimità dei muretti mentre le uova dei rospi, avvolte a migliaia da una lunga collana gelatinosa, ondeggiano tra le piante dei laghetti. Nel sottobosco spuntano le primule, le violette, i crochi, le pervinche e il mesto pigolio invernale degli uccelli si trasforma nella grande sinfonia che prelude al corteggiamento.

Il periodo che precede la Pasqua è il periodo in cui la vita si muove nuovamente verso la sua pienezza e, con questa sua forza oggi così poco compresa, spinge anche noi a rinnovarci, ad abbracciare con una nuova visione lo scorrere incerto della vita. Anche molti animali partecipano a questo rinnovamento. La maggior parte dei capretti e degli agnelli nascono con la luna piena di febbraio e, dopo i primi giorni di timidezza trascorsi zampettando dietro l'ombra rassicurante della madre, si lanciano in corse scatenate con i coetanei del gregge. Chi non ha mai visto gli agnellini giocare, non avrà mai un'immagine chiara della gioia che può pervadere la vita. Si inseguono in gruppi, sterzano, cambiano direzione, saltellano sulle zampe anteriori e posteriori, se c'è un punto più alto nel pascolo, una roccia, un tronco abbattuto, un fontanile, fanno a gara a saltarvi sopra e questo per loro è il massimo divertimento, e poi di nuovo riprendono a rincorrersi, ogni tanto si affrontano e si caricano a testate, simulando l'età adulta. Poi le madri li richiamano, e allora è tutto un correre, un raggiungere con misteriosa abilità, tra la folla del gregge, la propria genitrice, uno spingere con testa, un vibrare di codine soddisfatte. Sul pascolo scende allora il tenero silenzio della poppata. Ma poi un giorno, poco prima della Pasqua, mentre gli agnellini pan di spagna sorridono invitanti sui banchi dei supermercati, nelle campagne arrivano i furgoni e caricano i piccoli delle pecore e delle capre. La gioia se ne va dai pascoli e subentrano gli strazianti belati delle madri che per tre giorni corrono incredule da un lato all'altro chiamando a gran voce le loro creature con le mammelle gonfie di latte. Poi, dopo tanta agitazione, sulle campagne scende il silenzio e i pascoli tornano ad essere delle distese brulle in cui i corvi zampettano tra le madri svuotate dal dolore. Intanto gli agnellini, avvolti nel cellophan, sono arrivati nei banconi dei supermercati: interi, a pezzi, o solo la testa, che pare sia una prelibatezza. Non posso non sussultare quando vedo, schiacciati dalla pellicola, quegli occhi opachi e quei dentini che già strappavano la prima erba.

L'altro giorno mi ha chiamato un'amica che lavora vicino al mattatoio. «Mi sono messa i tappi, ma non serve a niente. Vengono scaricati ogni giorno, a centinaia, e urlano con voci da bambini, disperate, rauche, in preda al terrore, ma, a parte me, nessuno sembra farci caso. In fondo ogni anno è così. È la vita, è la tradizione, è Pasqua e questo è il rumore della Pasqua». Già, perché la Pasqua è soprattutto un pranzo tradizionale, una mangiata di quelle che si fanno di rado, con l'abbacchio trionfante in mezzo alla tavola, un abbacchio ridotto a prelibatezza culinaria, a segno di una cultura gastronomica mai tradita, spogliato da ogni valenza che superi il tratto gastrointestinale. Ma in quei belati, in quelle urla, in quella vita che è pura innocenza, non è forse celata la domanda più profonda sul senso dell'esistere? Perché la morte irrompe e devasta, senza guardare in faccia nessuno. Nella nostra società così asettica e così impregnata di onnipotenza, lo dimentichiamo un po' troppo spesso, ma dimenticare l'ingombrante presenza della morte vuol dire abdicare, fin da principio, al senso della vita. Quando la morte scende su uno dei miei animali, gli altri fanno dei lunghi giri per non avvicinarsi al corpo, per non guardarlo e, per qualche giorno, il loro comportamento cambia, diventa stranamente assente, come se qualcosa, al loro interno, all'improvviso avesse cominciato a vibrare in modo diverso. La contemplazione della morte non può non provocare un profondo senso di timore, timore per quell'occhio brillante che improvvisamente diventa opaco, per quel vivo tepore che si trasforma in fredda rigidità. È per questa ragione che tutte le culture dell'uomo hanno sviluppato dei rituali di macellazione per rendere questo passaggio meno temibile — temibile per l'animale, ma temibile soprattutto per noi, temibile per la potenza evocativa racchiusa nel sangue che scorre.

Ma in una società come la nostra, totalmente profana, in cui nulla è più sacro e gli unici timori concessi sono legati alla materia, la catena di morte del macello non è che una realtà tra le altre. Le urla degli agnelli sono un rumore di fondo, uno dei mille rumori che frastornano i nostri giorni. E forse non sapere ascoltare questo lamento è il non saper ascoltare tutti i lamenti — i lamenti delle vittime delle guerre, dei malati, dei bambini torturati, uccisi, delle persone seviziate, abbandonate, dei perseguitati, di tutte quelle voci che invano gridano verso il cielo. È anche il non saper ascoltare il nostro lamento, di persone sazie, annoiate, risentite, incapaci di vedere altro orizzonte oltre quello del nostro minuscolo ego, incapaci di interrogarci, di affrontare le grandi domande e di accettare il timore che, da esse, inevitabilmente deriva. Sdraiati sul comodo divano della teodicea, continuiamo a ripetere che Dio non può esistere perché permette il male degli innocenti e questo assunto ci placa, ci quieta, ci mette dalla parte della ragione, proteggendoci dall'insonnia delle notti e dall'angoscia straziante del dolore del mondo. Quanti orrori — e quanti errori — derivano da quest'immagine di Dio onnipotente, da quest'idea di un Dio con la barba, seduto su una nuvola, parente stretto di Zeus, con i fulmini in mano, pronto a scagliarli sugli empi della terra. L'onnipotenza di questa società ipertecnologica, non deriva forse proprio da questo? Dio non è onnipotente, come ci aveva promesso, e dunque diventa nostro compito assumerci l'onnipotenza, raddrizzare le cose storte in cose dritte, creare il paradiso in terra, un paradiso in cui la giustizia finalmente trionfa, grazie alle nostre leggi. Il paradiso in terra però, come già abbondantemente ci hanno mostrato le tragedie del Novecento, ben presto si trasforma nel suo opposto perché, quando l'uomo crede di agire unicamente secondo i principi assoluti della ragione, sta già srotolando un reticolato e prepara potenti luci al neon per illuminare ogni angolo della prigione.

Forse il pianto delle migliaia di agnelli immolati per routine consumistica in questi giorni non è che il pianto di tutti i milioni di vite innocenti che ogni giorno in modi diversi, da che mondo è mondo, vengono stritolate dal male. E quel pianto che si alza verso il cielo senza ottenere risposta, ci suggerisce forse che il passaggio, la vera liberazione — la vera Pasqua — è proprio questa. Sapere che Dio non è onnipotente, ma, come Agnello, condivide la stessa nostra disperata fragilità. E solo su quest'idea — sull'idea che condividiamo la fragilità, che le tue lacrime sono le mie e le Sue sono le nostre — si può immaginare un mondo che non scricchioli più sotto il delirio dell'onnipotenza ma che si incammini nella costruzione di una vera umanità.
 
di Susanna Tamaro
 
Vengono scaricati ogni giorno, a centinaia, e urlano con voci da bambini, disperate, rauche, in preda al terrore, ma, a parte me, nessuno sembra farci caso. In fondo ogni anno è così. È la vita, è la tradizione, è Pasqua e questo è il rumore della Pasqua

mercoledì 20 aprile 2011

In the name of Avalon

"Il mondo è mutato. Un tempo un viaggiatore, se aveva la volontà e conosceva qualche segreto, poteva avventurarsi con la barca nel Mare dell'Estate e giungere all'Isola Sacra di Avalon; allora le porte tra i mondi fluttuavano con la nebbia e si aprivano al volere del viaggiatore. Perchè questo è il grande segreto, noto a tutti gli uomini colti del nostro tempo: con il nostro pensiero, noi creiamo giorno per giorno il mondo che ci circonda"  Le Nebbie di Avalon  -  Marion Zimmer Bradley




Lino 30 ct, invecchiato in molti modi diversi, della
Antica Tessitura Chiarese.

PS: Sono molto presa con gli ordini della Primitive Hare e con l'organizzazione del trasloco, perdonatemi se non riesco a passare dai vostri blog... ma proprio non ce la faccio in queste settimane... nessuna vuol venire qui a darmi una manina? sigh.....

domenica 10 aprile 2011

Salem - Massachussetts

Oggi fa caldo, non ho voglia di far nulla, sto per uscire e andare alla Casa a ricamare, ma volevo passare a salutarvi, e prima o poi passerò anche nei vostri blog. Ma oggi vi racconto una storia... perchè ho voglia di autunno e di ritornare là...

Nel lontano 2003 andai in Luna di Miele in US, prima in California, per accontentare il caro Consorte, e poi in Massachussetts, per accontentare me. Visitammo la casa di Louise May Alcott (Orchard House), Boston, il Mohawk Trail, Concord... ma soprattutto Salem, la famosa città delle streghe... Tantissimi dei nostri ricami di Halloween ricordano i tristi fatti di Salem, ovvero i processi per stregoneria, e bene o male le streghe, di Salem o delle nostre campagne, affascinano l'immaginario collettivo. Visto che al momento non ho ricami pronti e non mi piace mostrare i wip, ho pensato di farvi fare un piccolo viaggio con me nella storia e per le vie di Salem...



"Parlare di ciò che accadde in quel lontano 1692 nel New England non è semplice. Quella non fu solo l’ennesima triste storia di persecuzioni irragionevoli e folli, ma fu l’esempio perfetto di tali persecuzioni: 
senza basi, senza motivi, senza fondamenti, senza che nemmeno il minimo barlume di ragione e luce illuminasse le menti di chi poteva porre fine alla tortura, alla sofferenza, all’orrore dilagante.




Siamo nel Nuovo Mondo, terre sconfinate sotto il dominio del puritanesimo, e appena fuori dei villaggi e dalle città le tribù indiane pronte a massacrare e uccidere.
Le vicende di Salem Villane, uniche, ci permettono, proprio grazie alla loro unicità di dare un volto, un nome, una storia, una personalità ben definita ad ogni singolo sfortunato protagonista. Conosciamo le parole dette, i pensieri taciuti confidati ai diari, l’ambiente nel quale tutto si svolse… E non scordiamo, che ciò che ebbe inizio a Salem nell’inverno del 1692 ammorbò nel corso dell’anno tutto il Massachussets…. (continua)"



Immagini tratte da Google
©del legittimo autore

mercoledì 6 aprile 2011

Sunday Sal for Christmas

Cosa c'è di più bello di un Sal con una carissima amica? Ma un sal natalizio!!!! Così io e Miss Potter abbiamo deciso di organizzare un Sunday Sal, ovvero un sal da ricamare solo di domenica. 



Lo schema in questione è il natalosissimo CHRISTMAS TREE II di The Prairie Schooler. Se volete unirvi fatelo pure prelevando il bannerino, linkandolo a questo post o al Filo Incantato e lasciando un commento. Non aggiornerò il post con le partecipanti, ma se alla scadenza di ogni tappa vorrete mandarmi le vostre foto sarò felice di pubblicarle :-). Abbiamo anche deciso di ricamare solo 4 alberelli, gli altri due non ci piacevano e non avevano senso per noi che non abbiamo pargoletti .... La stoffa che useremo sarà un lino cashel 28 ct color menta della Zweigart, facilmente reperibile su Casa Cenina, ma voi scegliete tranquillamente quella che preferite! Mi sono dimenticata qualcosa? Ah si: BUON NATALE FIN SA ORA!!!!!!    :---))))

Ecco le nostre tappe:

fine giugno: il cervo
fine agosto: villaggio
fine ottobre: casetta
metà dicembre: omino di neve

Infine vi segnalo anche il Blog Candy della Primitive Hare, trovate il bannerino qui di lato. Ho pensato di fare un Candy perchè l'11 aprile sarà il Primo Compleanno della Primitive Hare :-) e mi sembrava assolutamente doveroso ringraziarvi ...

domenica 3 aprile 2011

Bridget Bishop -Salem Revisited-

Mie care Lettrici,
oggi vi presento un ricamo al quale tengo moltissimo, il Salem Revisited che tempo fa ricamò la mia carissima amica Sandy di Stracci per Topi. Sinceramente all'inizio non mi piaceva, un po' come mi accadde con la Miss Mary Mack, ma poi pian pianino iniziò a diventare una specie di ossessione... e così eccomi qui.. ricamato in un battibaleno e posizionato in quella che sarà la sua cornice, ovvero una vecchia finestra recuperata da quella per ora chiamiamo un po' sinistramente 'La Casa'.



Questo ricamo è dedicato alle donne che persero la vita negli assurdi ma affascinati processi per stregoneria di Salem, nel 1692. Bridget Bishop fu la prima ad essere condannata a morte, con l'unica vera colpa di vestire abiti succinti e provocanti e di possedere alcune taverne. Inoltre era donna non priva di spirito e difficile da far tacere... 
Se volete leggere tutta la sua storia, potete clikkare QUI: BRIDGET BISHOP






Buona domenica a tutte e felice settimana!!!!

venerdì 1 aprile 2011

Stop Verify Word

Buongiorno mie care,
leggendo i vostri commenti di ieri mi sono resa conto che davvero a molte di noi blogghine la parola di verifica che Blogspot mette di default  da davvero fastidio. Io amo molto lasciare i commenti, ma mi infastidisco quando posto un commento e..: SORPRESA! devo di nuovo ricaricare la pagina ed inserire la parola di verifica. In tutti i miei blog NON c'è la parola e NON ricevo spam, che viene preventivamente fermato dal filtro antispam di Blogspot. Se invece a voi arriva, allora almeno fate in modo che la parola di verifica sia già presente sotto il box dei commenti, così da poterla inserire subito e inviare il commento in un semplice clik! ....

La questione commenti è sempre delicata. Ognuno li lascia quando può, non ci piove, ma rispondere almeno di tanto in tanto è pura cortesia, è un gesto di pura educazione... Io per prima passo quando posso, quando ho tempo, e sinceramente impiegare il doppio del tempo per colpa della parola di verifica è fastidiosissimo, aiutiamo anche la buona e sana educazione, che spesso viene messa a dura prova... in fondo un commento è un gesto di amicizia, e spesso sembra di dover passare sotto il vaglio del KGB....

Vi propongo quindi di diffondere questa iniziativa, inserendo un post nel vostro blog ed utilizzando questo bannerino, da linkare proprio a questo post, che ne dite? L'immagine è in formato png, così da armonizzarsi con lo sfondo dei vostri blog! Grazie a tutte coloro che vorranno aderire!

L'indirizzo al quale collegare il banner è questo:
http://ilfiloincantato.blogspot.com/2011/04/stop-verify-word.html

Per chi non sapesse come togliere la verifica: 
bisogna andare dalla bacheca sul "impostazioni",
 poi "commenti"
poi "mostra la verifica parole per i commenti", 
dove si clicca "No" e naturalmente bisogna 
salvare impostazioni